venerdì 16 gennaio 2009

Approvato il decreto anticrisi, ma il governo va sotto



Di Gemma Contin su Liberazione del 16-01-2009





Scivolone del centrodestra, ieri alla Camera dei deputati, che ha votato a favore di un ordine del giorno del Partito democratico sul cosiddetto decreto anticrisi.Un pacchetto di misure che il ministro Tremonti cerca di sdoganare come aiuti all'economia (famiglie e imprese, lavoratori e senza lavoro) per uscire da una crisi globale di cui si vedranno quest'anno tutte le conseguenze.Decreto tiepido, insufficiente: appena una litania tortuosa di quello che serve, ma un macigno sui disaccordi e dissapori intestini del Popolo delle Libertà, con i governatori del Sud allarmatissimi per la secolare "questione meridionale", con quelli del Nord frustrati nei loro progetti sul territorio (la "questione settentrionale"), e con in più il presidente della Camera, in doppiopetto iperistituzionale, insorto a garanzia delle prerogative del Parlamento, spodestato della sua funzione legislativa dal ricorso alla fiducia. Pretesa paradossale, per dire il vero, con un governo che gode di una maggioranza incontrastata sia alla Camera sia al Senato, anche senza il voto dei senatori a vita. Eppure, per come sono poi andate le cose, si è rivelata una preoccupazione del premier giustificata dal voto di ieri, che ha visto il Pd "trionfare" su una questione "irrilevante" come i pagamenti degli enti locali alle piccole e medie imprese.Vediamo allora, su un paio di punti "esemplari", di cosa parla questo decreto: un atto governativo contenente «Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e imprese e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale».Varato il 29 novembre scorso con la formula delle "ragioni di necessità ed urgenza", adesso i due rami del Parlamento sono chiamati a trasformarlo in legge entro il 28 gennaio, pena la decadenza. Primo capitolo: «Sostegno alle famiglie»; articolo 1: «Bonus straordinario per famiglie, lavoratori pensionati e non autosufficienza». Si tratta di un'una tantum, solo per quest'anno, da 200 a mille euro (se ci sono portatori di handicap) per nucleo famigliare, con reddito da 15mila a 35mila euro lordi all'anno, purché rilevabile dalle dichiarazioni dei redditi, comprensivo del valore catastale dell'abitazione, purché gli aventi diritto ne facciano richiesta all'Agenzia delle Entrate.L'articolo 4, «Fondo per il credito per i nuovi nati», dice: «Per la realizzazione di iniziative a carattere nazionale volte a favorire l'accesso al credito delle famiglie con un figlio nato o adottato nell'anno di riferimento, è istituito presso la Presidenza del Consiglio un apposito fondo rotativo, finalizzato al rilascio di garanzie dirette, anche fidejussorie, alle banche e agli intermediari finanziari». Un fondo a garanzia delle banche se le famiglie che contraggono un debito poi non possono pagarlo.Uno dei punti che soprattutto ha fatto infuriare i sindacati è il terzo capitolo: «Ridisegno in funzione anticrisi del quadro strategico nazionale». All'articolo 19 dice: «Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga». Si prevede che in un momento di gravissima crisi i fondi per la disoccupazione e la cassa integrazione non bastino per fare fronte al rincorrersi delle crescenti minacce di esodi dal lavoro. Sono a rischio infatti migliaia di posti, dato che nel 2009, dice l'Istat, il tasso di disoccupazione potrebbe superare l'8%. E allora il governo che cosa escogita? che l'indennità di disoccupazione e l'assegno di cassa integrazione vengano erogati in concorso con gli Enti locali. E se la pubblica amministrazione locale, già gravata da un patto di stabilità interna insostenibile, non interviene? nisba, nothing: le casse dello Stato non copriranno l'onere. Dunque chi resta disoccupato, o chi dovrebbe essere accompagnato alla fuoriuscita dall'attività lavorativa con provvidenze di sostegno, rischia di rimanere, letteralmente, in mezzo alla strada. Dite voi se questa è una legge!

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