
Di Alberto Larghi, Valter Tanzi e Fausto Ortelli
Il percorso congressuale è già cominciato. Il congresso avviene in un momento senza precedenti nella vita sociale e sindacale del paese: la crisi, gli accordi separati, la politica autoritaria del governo, i diversi comportamenti contrattuali nella Cgil. La portata della crisi, la sua durata (ancora lunga), i suoi effetti nell'immediato, moltiplicazione delle ore della cassa integrazione, riduzione non contingente dei volumi, aumento appunto strutturale della disoccupazione stimata dall‘organizzazione mondiale del lavoro in 50 milioni di nuovi disoccupati. Vi è poi una peculiarità italiana che è data dalla dimensione delle imprese nostrane, società nella stragrande maggioranza dei casi con un numero esiguo di addetti, sorrette da una altrettanto esigua capitalizzazione senza speranza di trovare sostegno dal sistema bancario.In ultimo, c'è il quadro politico dominato dalle destre peggiori d'Europa. Esse sono espressione del peggior affarismo, autoritarismo con tratti fascisti, insomma ingredienti non nuovi nella storia del nostro paese. Queste destre traggono linfa e hanno costruito il loro blocco sociale interclassista, proprio sulla "debolezza" del sistema produttivo italiano e sulla difficoltà di rendere esigibili alcuni fondamentali diritti sindacali.Ora, l'attacco ai diritti attraverso la destrutturazione del contratto nazionale, fa parte di un disegno organico di complessivo attacco alla democrazia sostanziale dentro il quale giocano un ruolo complice Cisl e Uil che operano come veri e propri sindacati di regime. Se questo è il quadro (naturalmente semplificato), noi per assolvere al meglio al nostro ruolo e per contribuire a rilanciare un'idea alternativa di uscita dalla crisi, di tutto abbiamo bisogno tranne che ripetere il congresso passato, dominato dal falso unanimismo accompagnato dalla spartizione dei posti, col risultato che oggi è vero che la Cgil non ha firmato il protocollo di controriforma della contrattazione, ma è vero anche che, per usare un eufemismo, stenta a costruire una durevole opposizione confederale.Il prossimo congresso dovrebbe rispondere a qualche semplice questione: i contratti sono di proprietà delle burocrazie o dei lavoratori che di conseguenza hanno il diritto indisponibile al voto? L'unità è frutto di una idea e pratica condivise o un patchwork dove ognuno mette un pezzettino che è in contraddizione con quello dell'altro? Gli enti bilaterali che legano in un rapporto perverso sindacato e impresa sono uno strumento da utilizzare a go-go come nel commercio e nell'edilizia o vanno perlomeno ripensati? E infine, gli accordi separati, come quello dei meccanici, sono un problema di una categoria che troppe volte viene definita anche in casa nostra massimalista, fuori dalla modernità o sono la punta di una offensiva che si propone di cancellare la confederazione? Quindi un problema confederale al quale si risponde non con il comunicato ma con azioni comuni.La prima parte dell'articolo del compagno Lareno ( Liberazione del 16 ottobre 2009) esprime considerazioni che sono patrimonio di tutti, è la parte conclusiva che non risponde adeguatamente alla analisi da lui fatta. La Cgil si è trovata in estrema difficoltà dopo il crollo del governo amico e deve ancora recuperare una linea in grado di contrastare le politiche della Confindustria e del governo e la divisione sindacale.L'assenza di una piena autonomia del sindacato nella contrattazione e quindi l'abbandono della concertazione, l'assunzione della democrazia sindacale come vincolo nei comportamenti dei gruppi dirigenti e nei rapporti unitari, la totale autonomia e indipendenza dai partiti e dagli schieramenti politici non sembrano essere gli obbiettivi dell'attuale gruppo dirigente di questa organizzazione e quindi l'appello perché si faccia un congresso con un documento unico, senza sciogliere questi nodi di fondo, non risponde alla necessità di costruire una vera svolta. Insomma, abbiamo bisogno di una discussione vera che ci conduca ad una pratica che è un tutt'uno con le aspettative della nostra gente. Non ci serve un'unione sacra e finta perché il nemico è cattivo e ci vuol distruggere salvo poi far poco per fermarlo. Non serve dire che bisogna stare tutti uniti in un momento difficile, che ragioni di fondo per dissentire non ce ne sono e quindi, un congresso a mozioni alternative sarebbe nefasto. Non dobbiamo far l'errore di sedimentare nella nostra discussione la logica dell'emergenza oggi, come quella dell'unità obbligatoria perché c'era il centro sinistra ieri. Serve una linea chiara oggi per non tornare a ridividerci domani e questa unità si può raggiungere anche partendo da posizioni alternative, confrontandole con i nostri iscritti.Alberto Larghi (Fiom Milano) Valter Tanzi (Cgil Lombardia) Fausto Ortelli (Cgil Lombardia)


