martedì 27 gennaio 2009

Europee, accordo possibile


Dall'Avanti del 27-01-2009

La volontà politica sembra esserci, il tempo per metterla in pratica pure. La riforma della legge elettorale per le Europee non è un discorso chiuso. Anche se la data del voto si avvicina e il tempo stringe gli emissari di Pd e Pdl continuano a trattare.
Sul tavolo, secondo quanto è emerso nelle ultime ore, ci sarebbe una proposta chiara: non si toccano preferenze e circoscrizioni, ma la soglia di sbarramento sì, verrebbe alzata al 4 o addirittura al 5%. Manca la certezza perché i contatti tra maggioranza e opposizione sono portati avanti dietro le quinte, senza cioè l'impegno diretto di Veltroni e Berlusconi. Che ovviamente avrebbero l'ultima parola. "Non c'è ancora niente di definitivo e di deciso", spiega infatti al Velino il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Donato Bruno.
Di ipotesi "plausibile" parla invece Salvatore Vassallo, plenipotenziario del Partito democratico in tema di riforma elettorale. D'altronde, "quella di cui stiamo discutendo è la proposta avanzata dai democratici, con il mantenimento delle preferenze e l'innalzamento della soglia di sbarramento. L'unica cosa - conclude - è capire se Berlusconi è d'accordo". Per ora questo non si sa, ma il premier non ha mai nascosto la volontà di preferire meccanismi anti-fram-mentazione, seppur combinata alle liste bloccate. Negli ambienti azzurri si fa notare che - "su sollecitazione del Pd" - la riflessione "si è riaperta", e che le possibilità di riuscita ci sono. Magari sulla soglia del 4%, "gradita alla Le-ga-
Una chance confermata dal confronto a Montecatini tra i coordinatori di Forza Italia e Pd, Verdini e Bettini. An guarda con favore alla trattativa. "Non sono sempre convinto delle cose fatte in 'zona Cesarmi', all'ultimo momento - spiega Italo Bocchino -, ma l'idea di riformare la legge elettorale per le Europee non toccando le preferenze e alzando la soglia di sbarramento ci vede favorevoli". Anche l'Italia dei valori accoglie la proposta. "Siamo convinti che occorre procedere al superamento della frammentazione delle forze politiche", dice il portavoce Leoluca Orlando. "Se le preferenze vengono lasciate, possiamo discutere qualunque cosa". E poi, come da più parti è stato fatto notare, i dipietristi sarebbero avvantaggiati e "mangerebbero" consensi ai "nanetti", i partiti più piccoli che non supererebbero la soglia.
Nessun problema dal-lUdc. I centristi sono dati abbondantemente sopra il 5% e non temono l'in
troduzione di una soglia: "Siamo impegnati a scardinare questo finto bipartitismo - dice Pier Ferdinando Casini - e speriamo di avere dalle elezioni Europee e Amministrative il termometro di una nostra crescita che già avvertiamo tutti i giorni". Anche per loro ciò che conta è che non vengano toccate le preferenze. I "nanetti", spaventati dall'ipotesi di restare fuori all'Europarlamento, alzano la voce. Un simile accordo, attacca il segretario del Partito socialista, Riccardo Nencini, "sarebbe perfettamente in linea con la semplificazione di cui tanto si parla: l'assassinio della politica e di ogni sua forma di vita". Dello stesso tenore - se non più vibrate - le proteste che vengono dalle altre forze della sinistra escluse dal Parlamento.
"Quando risultasse vero, Rifondazione comunista ne trarrebbe tutte le conseguenze nel rapporto con il Partito democratico sia sul piano nazionale che locale", avverte il segretario Paolo Ferrerò in relazione alla possibile intesa Pd-Berlusconi. Infine, Francesco Storace, leader della Destra, accusa: "A 14 settimane dall'apertura della campagna elettorale, solo pensare a una legge canaglia' per le Europee significa aprire una fase di tensione nel nostro Paese".
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