venerdì 16 gennaio 2009

Perché l'Italia non può fare l'ottimista


Di Raffaela Cascioli, su Europa del 15-01-2009


Il contrasto tra la realtà dell'economia e il mondo virtuale della politica di governo e maggioranza non è mai apparso così evidente come ieri. Mentre, infatti, l'aula di Montecitorio concedeva la fiducia al governo su un testo blindato del decreto anticrisi, la temperatura del?economia è scesa sotto zero.
A novembre la produzione industriale, stando ai dati Istat, è crollata del 12,3% su base tendenziale. Depurato dagli effetti di calendario, il crollo si attesta intorno al 9,7% facendo segnare la riduzione più ampia dal gennaio del 1991. Un dato ancora più drammatico per il settore automobilistico dove la produzione è precipitata del 46,4%. A peggiorare un quadro già di per sé preoccupante sono arrivati i dati del Centro studi di Confindustria secondo cui il Pil 2008 si chiuderà con un calo dello 0,6% e avrà un effetto depressivo anche per il 2009 quando la contrazione sarà dell'1,1%.
Se per lOcse l'Italia ha conquistato la maglia nera per la crescita nellarea, gli economisti di Parigi ritengono che nella zona euro il peggio deve ancora arrivare nonostante il dato sulla crescita tedesca nel quarto trimestre 2008 fotografi già il paese in recessione. La stima della contrazione d'oltre Reno nell'ultimo trimestre 2008 è compresa tra ìl,5 e il 2% al punto da frenare la locomotiva tedesca nel dato finale del 2008 quando il Pil crescerà dell 1,3%. La brusca frenata tedesca si rifletterà inevitabilmente già a partire dal primo trimestre di quest'anno sul Bei-paese. Finora, visti i legami commerciali tra Italia e Germania, è sempre andata così e, quindi, all'industria tricolore non resta che sperare nella ripresa di un mercato interno che proprio il decreto anticrisi non sembra per nulla rivitalizzare né a livello di sostegno dei redditi e di ammortizzatori sociali, né di aiuti alt impresa. A fronte di risorse insufficienti e di coperture insoddisfacenti, il decreto mette in luce le divisioni della maggioranza e l'incapacità del governo di far fronte alt emergenza economica. Per il ministro ombra dell economia del Pd, Pierluigi Bersani, ? Italia è un paese fermo che non solo non fronteggia la crisi ma ha anche impedito al parlamento una discussione efficace sulle misure anticrisi. Nel chiedere la fiducia sul provvedimento, il governo ha detto che l'Italia è il primo paese ad affrontare la crisi. Parole colpevolmente pesanti visto che la Germania lunedì sera ha deciso un piano di rilancio di 50 miliardi di euro «per liberare forze a favore della crescita e del lavoro». Cinquanta miliardi articolati in investimenti pubblici e abbassamento d'imposte. Questo provvedimento segue una prima iniziativa di rilancio varata dal governo tedesco in autunno con una dotazione di 31 miliardi di euro.
Ed è di ieri la notizia che le autorità inglesi si apprestano a garantire fino a 20 miliardi di sterline (pari a 22 miliardi di euro) di prestiti a breve termine contratti dalle pmi. Obiettivo del ministro del commercio Man-delson è quello di incoraggiare gli istituti di credito a finanziare le pmi al punto che la garanzia statale coprirà il 50% del rischio di non pagamento dei prestiti a breve così da consentire di mettere in sicurezza le linee di credito concesse alle imprese con un giro d'affari non superiore ai 500 milioni di sterline. Il governo britannico è anche pronto a mettere una garanzia speciale di un miliardo di sterline sui prestiti a lungo termine contratti dalle microimprese con un fatturato non superiore ai 25 milioni di sterline. Ed ancora Mandel-son ha annunciato la creazione di un fondo con una dotazione di 75 milioni di sterline, che investirà direttamente nelle piccole imprese sottocapitalizzate. Si tratta della terza tappa per Gordon Brown che a ottobre ha messo a punto un piano di salvataggio delle banche e a novembre ha varato un piano di rilancio del bilancio. In Italia le cifre sono ridicole e, soprattutto, il loro impatto resta discutibile.

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